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JANE EYRE di Cary Joji Fukunaga

janeeyre1Il prossimo 7 ottobre, arriverà nei cinema italiani nientemeno che la diciottesima versione cinematografica [9 sono le versioni televisive]di Jane Eyre, dopo l’adattamento di Zeffirelli del 1996, per la regia di Cary Joji Fukunaga [Sin Nombre, 2009].

Nonostante i 160 anni trascorsi dalla sua pubblicazione, il celebre romanzo di Charlotte Brontë [la primogenita delle sorelle Brontë, tutte e tre scrittrici], edito nel 1847, continua ad ossessionare i registi di tutto il mondo, tanto da rivelarsi uno dei romanzi più volte adattati al cinema.

Il motivo va ricercato certamente nella forza evocativa del romanzo, per nulla ordinario e per nulla orientato verso schemi, come si sarebbe portati a pensare, forzatamente femministi, anche se l’emancipazione femminile, e la difesa dei diritti, all’epoca in cui venne scritto il romanzo, era ancora un orizzonte sconosciuto. Ciò che rimbalza nello scritto di Brontë è lo scambio di forme, idee, espressioni, segni, tra uomo e donna, senza recriminazioni o preclusioni di sorta.

Fukunaga è riuscito a trasporre quanto più fedelmente possibile, anche se si è concesso alcune libertà, le linee guida del romanzo, impegnandosi molto nella ricerca dei luoghi, perché riuscissero a rappresentare non solo al meglio il romanticismo descritto dall’insigne scrittrice, ma anche la veridicità dei luoghi.

È per questa ragione che la scelta è caduta sui paesaggi antichi e splendidi dell’Inghilterra sud orientale, particolarmente sulla famosissima Haddon Hall, residenza medievale del 12° secolo, meta prediletta non solo di turisti ma anche di registi che hanno girato film considerati capolavori [ad esempio Elisabeth di Kapur, Orgoglio e Pregiudizio di Wright], proprio a causa del fascino legato alla sua austerità e alla solitudine del luogo in cui è collocata la dimora, costruita su uno sperone roccioso.

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Reduce da un’infanzia difficile, in quanto orfana di padre e madre, e tormentata dalla cattiveria dalla zia [Sally Hawkins], che non ha mai avuto sentimenti materni nei suoi confronti, tanto da decidere di iscriverla al temibile istituto di Lowood, Jane [Amelia Clarkson] cresce con la consapevolezza che tutto ciò che la circonda non potrà mai soggiogarla, e che, una volta cresciuta, andrà via da quelli ambienti così angusti, per gestire la sua vita secondo le sue convinzioni. Perciò, raggiunta la maggiore età, e acquisite determinate conoscenze, viene chiamata a ricoprire il ruolo di istitutrice, presso la dimora di Thornfield Hall, della piccola Adèle, di cui è tutore  il signor Rochester [Michael Fassbender], un uomo molto affascinante, ma anche molto intollerabile, a causa della sua arroganza. L’abitazione, però, si dice, sia infestata dagli spiriti, e, infatti, molte sono le voci, che nel cuore della note, svegliano gli abitanti della casa, spaventati dalla violenza con cui si perpetuano determinate azioni.

Nel frattempo, il rapporto tra Jane ed Edward diventa più confidenziali, e, da una iniziale stima reciproca, prende vita un sentimento d’amore molto forte, che li lega e li separa allo stesso tempo. Una triste storia, celata fino ad ora da Edward, legata proprio alla presenza del fantasma, vuole dividerli, ma la passione, e la voglia di prendere possesso della propria vita, è più forte di qualsiasi negazione.

Fin dai primi secondi, che vedono Jane [Mia Wasikowska] camminare senza meta, appoggiandosi su grandi scogli scuri, circondata da una tempesta minacciosa che le invade anche l’anima, ci si accinge a fronteggiare uno spettacolare stile gotico, merito certo di un’eccezionale fotografia, ai massimi livelli, davvero incantevole e a tratti agghiacciante.

C’è sempre una tonalità di colori ombrosa, offuscata, e questo per la scelta registica di non dare mai troppa luminosità alla scena [tranne in due o tre momenti], coadiuvata in questa oscurità continua dal colore ligneo degli arredamenti. Sebbene la storia sia ricca di elementi molto drammatici, va però detto che si assiste fin da subito ad un nobile contrappunto tra la rassegnazione e il desiderio di cambiare il percorso della propria esistenza. Sia Jane che Edward, fino ad ora vittime di uno stile di vita che non amano ma con cui devono convivere, perché impostogli, sono infatti l’esempio più felice di irriducibilità: nonostante gli obblighi a cui sono sottoposti, non perdono mai la propria autostima, e sono assolutamente contrari ai pregiudizi di classe, pur vivendo in una società abituata a marcare le differenze sociali tra i diversi ranghi. Entrambi coscienti della loro riservatezza, che li ha resi solitari e schivi verso ogni legame umano, avranno modo di ricredersi, e manifestare le proprie emozioni, fino ad allora nascoste [Jane scoppierà in un pianto dirotto quando, scappata da Thornfield, si renderà conto di aver negato a sé stessa la possibilità di scegliere la propria felicità, per paura delle proprie azioni]. Sono come un lume fioco, che aspetta di essere ravvivato, ma che, nell’attesa, resiste, senza spegnersi.

Eccellente tutto il cast, particolarmente la prova di Fassbender, sempre diverso in ogni ruolo che si trova a preparare. Nel finale, privo della vista e barbuto, lo vediamo abbandonato a sé stesso, privo di speranze, ora che anche Jane lo ha abbandonato, credendo di aver perso con la vita.

Nel cast compare anche Judi Dench nel ruolo di Mrs Fairfax, simpatica governante, persuasa, per mezzo di una lettera di Fukunaga ad accettare il ruolo.

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Wasikowska, scelta da Fukunagaproprio perché vicina alla Jane del romanzo, anche per la giovane età che le accomuna [prima di questo adattamento del regista, le precedenti attrici che hanno interpretato Jane erano molto più grandi d’età], è particolarmente accattivante, anche perché riesce a dare determinatezza al volto di Jane.

Gli elementi horror, tipici del romanzo, sono trasposti qui come tracce di un’ambiguità che sospettiamo potesse avere a che fare sia con Jane che con Edward, che, per motivi a noi sconosciuti, hanno un legame misterioso  con gli spettri: Jane ne ha sempre avuto il terrore fin da bambina, Edward ci convive.

Anche la sceneggiatura [di Moira Buffini], come la scenografia [di Will Hughes-Jones], è lodevole, e mantiene il grado di apprezzabilità anche nei dialoghi romantici, che non hanno nulla di patetico.

Jane Eyre di Fukunagaè un’ottima rivisitazione filmica di un lavoro fin troppo riproposto, ma non stanco. Curato in ogni punto e molto attraente, tanto nella forma quanto nella sostanza, può considerarsi un viaggio esplorativo nell’Inghilterra di metà ottocento, puntando l’attenzione sui cambiamenti sociali, e sulla vita di una donna, Jane, che non è un’eroina, ma una donna a caccia di sfide e di un angolo di pace dove porre fine ai suoi tormenti, per vivere da donna libera.

Jane Eyre uscirà nelle sale italiane, distribuito da Videa-Cde, il prossimo venerdì 7 ottobre.

Gilda Signoretti

 

Regia: Cary Joji Fukunaga

Con: Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Judi Dench

Uscita in sala in Italia: venerdì 7 Ottobre

Sceneggiatura: Moira Buffini

Produzione: Ruby Films

Distribuzione: Videa-Cde

Anno: 2011

Durata: 120’

InGenere Cinema

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