Mentre attraversa la difficile situazione familiare dovuta alla rottura del matrimonio dei suoi genitori, la piccola Em [Natasha Calis] s’imbatte, tra i banchi di un mercato rionale, in una strana scatola antica. L’acquisto istintivo dell’oggetto, inutile e dal dubbio gusto estetico, è solo l’inizio di un cammino di ossessione. La ragazza, una volta scoperto il meccanismo di apertura della scatola, libererà l’oscuro ospite che vi era stato imprigionato: un dibbuk, un demone della tradizione ebraica, che seduce i giovani ospiti per occuparne poco a poco il corpo, fino a consumarne ogni scintilla vitale.
La piccola Em si trasformerà davanti agli occhi di suo padre Clyde [Jeffrey Dean Morgan], fino ad allora troppo interessato al suo lavoro per riuscire ad anteporre a questo la sua famiglia, di sua madre Stephanie [Kira Sedgwick], ancora innamorata dell’ex-marito, ma accecata dal troppo rancore, e di sua sorella maggiore Hanna [Madison Davenport], in un essere violento e pericoloso. La sua sensibilità sarà mano a mano seppellita dalla vorace fame della presenza inquietante, e si ritroverà solo nelle lacrime che, di tanto in tanto, le solcano il viso dalle espressioni ormai irriconoscibili.
Una volta venuto a conoscenza delle leggende inerenti la strana scatola, Clyde si rivolgerà alla comunità ebraica, trovando l’aiuto del giovane Tsadok [Matisyahu], l’unico a sentirsi pronto a mettere in pratica un pericoloso esorcismo.
Ennesimo capitolo del cinema dall’odor di zolfo, The Possession [2012] di Ole Bornedal ha dalla sua il fatto di narrare le gesta di un tipo di demone non prettamente accomunabile con il Satana della tradizione Cattolica, e di portarsi quindi dietro un po’ di fascino esotico, anche attraverso la scoperta delle tradizioni e del rito esorcistico ebraico.
Prodotto da Sam Raimi e ammantato dall’ormai classico [soprattutto nel filone esorcistico] alibi di film-verità, gioca sulla stra-classica metafora dei momenti di metamorfosi tipici dell’età puberale [accentuati in questo caso dallo stravolgimento dovuto ai post del divorzio dei genitori], con i cambiamenti spirituali e fisici tipici della possessione diabolica.
Molti gli input positivi: il demone che si concretizza in una copiosa infestazione di falene della stanza della piccola ospite [la mente corre subito al Phenomena diArgento]; i primi piani fissi sul volto immobile della ragazzina che risponde con indifferenza alla scoperta del padre riguardo il dibbuk; l’intermittente presa di possesso del demone nel corpo della giovane attraverso il ruotare
orizzontale dei globi oculari o la fuoriuscita di scheletriche dita dalla gola; o la riuscita scena ambientata in una cucina illuminata solo dalla luce del frigorifero aperto, che vede protagoniste la spaventata madre ed Em che, continuando a nascondersi dietro una fila di bottiglie di vetro, sembra avere il volto in continua mutazione [ma sarà dovuto unicamente all’effetto ottico?].
Altrettanti, però, sono i punti morti [dal demone che sussurra dall’interno di quella che sembra la scatola di Gremlins, alla reazione d’isteria dell’ex-proprietaria alla scoperta della scelta della nuova vittima da parte del dibbuk…], concretizzati in primis nella sequela di luoghi comuni e nell’aria di “già visto/già sentito” che, in generale, si respira.
Se ne esce a pari, e la visione non fa male.
Davvero buona la prova della giovanissima Natasha Calis.
Luca Ruocco
Regia: Ole Bornedal
Con: Jeffrey Dean Morgan, Kyra Sedgwick, Natasha Calis
Uscita in sala in Italia: giovedì 25 ottobre 2012
Sceneggiatura: Juliet Snowden, Stiles White
Produzione: Lionsgate, Ghost House Pictures
Distribuzione: M2 Pictures
Anno: 2012
Durata: 92’