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HYBRIS di Giuseppe Francesco Maione

hybris1Fabio [Lorenzo Richelmy], Alessio [Guglielmo Scilla], Marco [Tommaso Arnaldi] e sua sorella Penelope [Claudia Genolini] si recano in una baita in montagna per assecondare le ultime volontà di un amico comune da poco scomparso, Valerio, di cui portano amorevolmente dietro le ceneri contenute in un’urna di ceramica.

Una volta arrivati nella baita, qualcosa che inizialmente si manifesta sotto forma di incomprensibili sussurri quasi impercettibili sembra essere la causa dell’astio che, complici antichi rancori mai del tutto sopiti, inizia a esplodere tra i componenti del gruppo.

Ma presto quella già poco allegra gita in montagna si trasformerà in un incubo e i quattro giovani protagonisti si troveranno in balia di forze sconosciute e di certo non benevole, che non si faranno scrupoli a giocare con i ragazzi, e con la loro stessa vita, come con quattro burattini.

L’esordio alla regia di Giuseppe Francesco Maione, giovanissimo regista ventunenne, cerca senza nasconderlo, la benedizione del buon Sam Raimi, santo protettore degli indie, e del suo Evil Dead.

hybris2Appoggiandosi alla sceneggiatura del quasi coetaneo produttore Tommaso Arnaldi, che interpreta anche uno dei protagonisti della storia, Maione rispolvera oltre alla location [la baita di legno sperduta tra i boschi] e al gruppo di giovani personaggi in odore di immolazione, anche tutta una puntellatura di rimandi spiritici e demoniaci, solo che, mentre nel film di Raimi l’ingresso in scena del paranormale dava il via ad un’infernale discesa nell’horror più viscerale e organico, Hybris piega la suo personale demonologia ai toni del thriller da camera, mescolando alle citazioni di rimando sempre più che chiare [la motosega, simboli e pentacoli], cerca la tensione nei lunghi dialoghi tra i protagonisti, puntati a dissotterrare un comune passato da nascondere; nelle allucinazioni che rimbalzano tra una stanza all’altra palesando agli occhi dei giovani i loro desideri più inconfessabili; nell’assoluta esplosione di paranoie, perversioni e violenza che fanno strada alla verità che sembra voler esplodere per fuoriuscire finalmente dai disegni raccolti in una vecchia scatola, dalle ossessive voci senza corpo e dalle assi di legno del pavimento della baita.

hybris4Buona la prova tecnica del regista esordiente, ben supportato da un lavoro più che buono di Matteo Bruno sulla fotografia, e da un apporto scenografico essenziale ma puntuale [ad opera di Gaspare De Pascali.

Quel che trattiene Hybris incatenato al suolo della media delle produzioni indie è di certo una sceneggiatura troppo carica e disordinata, che invalida la buona fruizione dei fatti narrati, che iniziano ben presto ad accavallarsi, stratificarsi in maniera confusa e caotica, arrivando ad ottenere il risultato contrario a quello cercato.

hybris3Il “male” e lo “sbagliato” nascosto nei quattro protagonisti arriva a surclassare quello “paranormale” che non prendendo mai veramente corpo rimane un contrappunto di cui si potrebbe, infine, fare a meno. E l’errore non sta in questo, quanto nel fatto che i due livelli [il cattivo di stampo umano e quello di stampo infernale] rimangano per tutto il tempo non amalgamabili; sconnessi e distaccati, ma appiccicati con la forza [ma forse gli intenti di “tracotanza” ed “eccesso” erano già stati esposti nel titolo].

Rimaniamo curiosi di seguire i prossimi passi del regista e della produzione indie.

Luca Ruocco

HYBRIS

2.5 Teschi

Regia: Giuseppe Francesco Maione

Con: Claudia Genolini, Guglielmo Scilla, Lorenzo Richelmy, Tommaso Arnaldi

Uscita in sala in Italia: giovedì 28 maggio 2015

Sceneggiatura: Tommaso Arnaldi

Produzione: Mirelatives Pictures

Distribuzione: Flavia Entertainment

Anno: 2015

Durata: 83’

InGenere Cinema

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