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LOONEY FOODZ!: Intervista a Paolo Gaudio

Avete mai avuto l’impressione che un uovo, un pezzo di formaggio o un cartone di latte vi abbiano guardato sospettosi? C’è vita nel vostro frigo? Per citare un uomo saggio, è vero che nel frigo il pomodoro non dorme perché l’insalata russa? Il nostro Paolo Gaudio ci parla del suo nuovo progetto animato: Looney Foodz!

[Luca Ruocco]: Buongiorno, buon Gaudio! Di tanto in tanto passi dall’altra parte delle pagine virtuali del nostro sito! Non può che farmi piacere… e spero che tu riesca a trovarti bene da entrambi i lati.

[Paolo Gaudio]: Ciao Luca, grazie per la tua squisita ospitalità. Mi trovo molto bene su InGenere a cui devo la possibilità di alimentare la mia passione per la settimana arte. A molti sfugge il vero motivo per il quale mi dedico alla scrittura oltre che alla mia attività principale di regista e animatore. Si tratta di una cosa molto semplice, ma che comprendo possa sfuggire ai più. Vedi, io amo il cinema, non solo il mio. Non soltanto quello che faccio o che provo a fare. Ho bisogno di tutto il cinema possibile, da vedere e frequentare. La gioia più grande resta per me la sala e nella sala, molto spesso, trovo la forza per continuare a fare questo mestiere che, sfortunatamente, può essere molto frustrante, soprattutto per uno con le mie idee.

[LR]: Questa volta parliamo di un tuo nuovo progetto, tutt’ora in lavorazione, di cui hai già realizzato un pilot… Il titolo è “Looney Foodz!”, di cosa si tratta?

[PG]: È una serie animata per l’infanzia. Un curioso esperimento in claymation che vede gli alimenti, protagonisti di buffi e brevi cartoni animati ambientati nel misterioso mondo del frigorifero.

[LR]: Qual è il target di pubblico di riferimento del tuo nuovo lavoro?

[PG]: È quello più difficile per me: i bambini dai 3 ai 6 anni. È la prima volta che mi confronto con un progetto del genere e non ti nascondo il disagio che ho provato nell’affrontarlo. In fondo, mi sono sempre occupato di storie sinistre e oscure, dall’umorismo nero e adulto. È stata una vera sfida che ho accolto con piacere e che credo mi abbia fatto crescere molto.

[LR]: Un frigorifero è un piccolo mondo popolato da tante diverse presenze… che si animano quando il portello è chiuso! Come è nata l’idea alla base della tua serie animata?

[PG]: L’idea nasce da una serie di circostanze fortuite: gestisco un laboratorio di animazione stop motion presso la Rainbow Academy di Roma, un posto pieno di creatività e fantasia, nel quale organizziamo Workshop e corsi dedicati a questa tecnica. Spesso, lì dentro, mi sono trovato a rispondere alla domanda: “è ancora possibile produrre una serie TV in passo uno?” La risposta non è scontata. Oggi la CGI è la tecnica più vantaggiosa dal punto di vista produttivo e di diffusione e la stop motion non si sposa con qualsiasi plot. Sarebbe necessaria un’idea semplice, facilmente realizzabile e sostenibile economicamente – magari attraverso metodi di finanziamento alternativi come il product placement – e che concedesse alla fantasia libero sfogo. Per fortuna, ci ha pensato mia madre a suggerirmi la soluzione: venne un giorno a trovarmi a casa e come sua abitudine cominciò a sistemare l’intero appartamento. Si dedicò perfino alla pulizia interna del mio frigo, cestinando la maggior parte degli alimenti presenti. Erano scaduti. Fu un’esperienza davvero umiliante per me, ma che mi concesse di riflettere su quanto sia particolare il nostro rapporto con il frigorifero. Da qui l’idea di questa specie di Toy Story, al quale sostituire gli alimenti ai giocattoli e il frigorifero alla stanza del bambino.

[LR]: Quali sono i cartoon di riferimento che ti hanno in qualche modo ispirato?

[PG]: Certamente i Looney Toons, com’è facile intuire del resto, specialmente il lavoro splendido che ne fece Chuck Jones. Ma anche una web serie molto affascinante, Happy Three Friends, al netto della violenza e degli sbudellamenti, evidentemente.

[LR]: Come hai lavorato per creare i protagonisti di “Looney Foodz!”? Mi piacerebbe sapere come hai scelto i cibi e gli ortaggi da mettere in scena… come li hai ideati esteticamente e come hai associato ad ognuno di loro un carattere!

[PG]: Sono partito dal mio frigo, dalle mie abitudini alimentari. Tuttavia, non tutto quello che consumo abituale appariva utile per il cartone. Così ho razionalizzato, concentrandomi sui cibi di più larga diffusione nel mondo. Il latte e le uova mi sembravano tra quelli maggiormente riconoscibili in tutto il mondo e poi ho proceduto come faccio solitamente: scrivo una scheda del personaggio nel quale fare emergere il suo passato, i suoi desideri e il suo dramma. A questo aggiungo una ricerca estetica, per lo più fotografica e un paio di disegni di mio pugno. Tutto questo materiale lo passo al designer che lo rielabora e ne fa una sintesi.

[LR]: Chi sono i collaboratori che ti hanno supportato nella realizzazione del pilot?

[PG]: L’artista, illustratore, scultore e animatore Gianluca Maruotti, mio collaboratore da quasi dieci anni. Importantissimo per me: abbiamo la stessa visione del fantastico e dell’animazione. È una persona di enorme talento e di una generosità straordinaria. Così come la società Ex Machina di Gian Luca e Corrado Rizzo. Professionisti ottimi che hanno sostenuto il progetto dal primo istante.

[LR]: Hai già molto spesso lavorato nel campo dell’animazione. Stavolta, però, hai pensato ad una storia dedicata ai più piccoli. È abbastanza facile immaginare qualche accorgimento narrativo da adottare quando ci si mette a lavorare ad una storia per bambini… Ma per quanto riguarda l’animazione ci sono differenze… delle modalità o accorgimenti da tenere presenti?

[PG]: Nel lavorare a questo progetto ho appreso che per un pre-scolare com’è Looney Foodz! gli accorgimenti maggiori sono sostanzialmente due: l’unicità del design e la semplicità dell’umorismo. Il cartone deve essere riconoscibile fin dal primo fotogramma, breve, non superiore ai cinque minuti e dai contenuti immediati. Si tratta di un equilibrio davvero difficile da raggiungere e molto insidioso poiché si potrebbe scadere nella banalità. Mi auguro di aver imparato la lezione…

[LR]: Quali sono al giorno d’oggi, a tuo parere, le serie animate o i film d’animazione più di qualità? Ci dai delle motivazioni?

[PG]: Ci sono moltissime serie di qualità, basta guardare quanta richiesta c’è sui canali tematici, oppure su Netflix. Ultimamente ne ho viste due che ho trovato magnifiche: la prima è Troll Hunter, prodotta da Guillermo del Toro. L’altra è Buddy Thunder Track, realizzata in stop motion. Per i lungometraggi, purtroppo, il campo si restringe drasticamente al lavoro dei grandi Studios. Ma mi auguro che il progresso tecnologico possa emanciparci, svincolandosi da budget molto alti e da tempistiche di anni.

[LR]: Cosa serve, quindi, ad una serie animata di oggi per essere una BELLA serie animata?

[PG]: Quello che dicevo prima: una forte estetica, riconoscibile e originale e un plot semplice e immediato. Almeno credo…

[LR]: Ci parli del tipo di lavoro che avete fatto a livello tecnico? Quanto tempo avete impiegato per chiudere il pilot?

[PG]: Lo sviluppo del concept e dei personaggi ha richiesto circa sei mesi di lavoro. Mentre lo script del pilota e la sua realizzazione qualche settimana di più. In un anno e mezzo abbiamo concluso questa prima fase del lavoro.

[LR]: Quali sono i prossimi passi da far compiere a “Looney Foodz!”? La chiusa ideale sarebbe una serie, giusto? O hai anche altre idee in testa a riguardo?

[PG]: Siamo alla ricerca di network che ci possano aiutare a far partire la serie. Abbiamo in mente un format da 25 puntate di 5 minuti l’una. Per il momento, il pilota, comincia a farsi strada nei Festival dedicati all’animazione – il prossimo 3 giugno lo presentiamo a New York durante il Kids Film Festival – e ci auguriamo che possa arrivare il più lontano possibile. Incrociamo le dita!

Looney Foodz!: trailer pilot

LOONEY FOODZ! Trailer pilot from Paolo Gaudio on Vimeo.

Luca Ruocco

Roma, maggio 2017

InGenere Cinema

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