Stereotipi. È intorno a questa parola, che sta ad indicare una opinione precostituita, dettata da un pregiudizio, che Matteo Bussola ragiona nel suo ultimo libro Viola e il Blu, edito da Salani nella collana Fuori collana.
Siamo molto affezionati a questo valido fumettista a autore, dallo stile raffinato, autore estremamente sensibile e riflessivo, e sempre più attento a raccontare, attraverso il suo ruolo di padre, il nostro tempo, con tutte le sue sfaccettature.
Con Viola e il Blu, Bussola racconta quali siano gli stereotipi che i bambini si trovano a conoscere, riconoscere e identificare senza capirne il motivo. Perché Viola deve sentirsi in imbarazzo ogni volta che afferma che il suo colore preferito è il blu? E perché non può giocare a calcio con i suoi amici maschi o giocare con le macchinine? Bussola non pone solo quesiti, ma fa in modo, attraverso Viola, che il lettore venga spinto a dare una risposta, dopo una profonda riflessione, dalla quale si evince che troppo spesso, ancora oggi, la nostra società dimostra di essere legata a preconcetti di cui non ci si vuole liberare, e senza una vera motivazione, accettando passivamente luoghi comuni, dicerie, norme comportamentali che non hanno nulla a che fare con il buon senso.
Bussola, attraverso le esperienze di Viola, descrive la bellezza della fragilità e soprattutto della diversità e degli stereotipi di genere. Quanto scoramento nel leggere notizie relative ad affermazioni di esponenti politici su quali siano le attività adatte agli uomini e quali alle donne, o addirittura quali siano le materie scolastiche nelle quali siano più portati. Quanta ignoranza! Questa è solo una dimostrazione di come ci sia bisogno di superare vincoli e barriere pericolosi e insidiosi. Gli strumenti certo non mancano, a partire dalla conoscenza e dal confronto, in una società dove si parla sempre meno e ci si insulta sempre di più.
Viola e il Blu è un libro adatto a tutti, compresi i bambini, con l’auspicio che sia motivo di dialogo tra padri e figli. Nel frattempo, aspettiamo il prossimo libro di Bussola.
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Da Viola passiamo ad un’altra bambina: Graziella Mapelli, una delle tante bambine che ha vissuto l’ascesa del fascismo, venendo educata ai valori fascisti imposti anche a scuola, per tutto il ventennio fascista. Oggi la signora Mapelli ha 88 anni, e a raccontare la sua infanzia nel ventennio è sua nipote, Bruna Martini, in Patria. Crescere in tempo di guerra, una bellissima graphic novel edita da Becco Giallo. In questo prezioso volume, dedicato a tutte le infanzie negate dalla guerra e da tutte le dittature, si segue l’infanzia di Graziella parallelamente all’avanzata del fascismo, con attenzione all’attiva e ossessiva propaganda, aggressiva e minacciosa, di cui erano pregni i libri di scuola.
Graziella però, come tutti i bambini, continua a vivere, seppur con mille difficoltà, il suo mondo fanciullesco, avendo come spalla un amico immaginario che la sostiene, e con cui si confronta. Ai contenuti della storia, si uniscono i disegni di Martini, illuminati da accesi colori laddove si parla alla spensieratezza di Graziella, alle sue corse nei campi, ai pranzi in famiglia, e scuri quando si parla dei bombardamenti, delle leggi razziale, dei manifesti di propaganda, alle paure di Graziella e dei bambini, come il suono della sirena che impone tutti a correre a casa o nascondersi.
Patria. Crescere in tempo di guerra è prezioso, e per diversi motivi: per i suoi contenuti, per la fantasia dei disegni fantasiosi, per i numerosi spunti di riflessione e perché ci parla di come l’indottrinamento fascista abbia segnato per sempre l’infanzia di una bambina che vive la solitudine di un’epoca dove tutti vivevano una crisi identitaria e dove ci si doveva sentire parte di tutto ma in fondo non si era parte di niente.
Gilda Signoretti