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THE SHROUDS – SEGRETI SEPOLTI di David Cronenberg

The Shrouds – Segreti sepolti è l’ultimo passo, a livello cronologico, del percorso che il visionario regista David Cronenberg sta compiendo all’interno dell’impervio territorio del lutto. La sua non sembra essere una ricerca di quiete o di accettazione, quanto un’indagine sincera e trasparente; una sorta di auto-analisi messa in condivisione con il suo pubblico. Questo percorso comincia dopo la scomparsa, nel 2017, della moglie Carolyn Zeifman, a cui il regista è rimasto legato per 43 anni. Nel 2021 un cortometraggio anticipa, per certi versi, l’apertura di questo focus spirituale e creativo: The Death of David Cronenberg vede il regista anche nei panni di interprete principale a condividere la scena con un suo doppio deceduto. Sul letto di morte il Cronenberg vivo cercava un contatto fisico con quello trapassato, sembrava voler respirargli via gli ultimi aliti di vita o percepire, standogli così vicino qualcosa in più sul trapasso. Forse trattenerlo vicino, almeno fisicamente.

Nel 2022 il discorso continua, spostandosi leggermente di lato: in Crimes of the Future si spettacolarizzava in qualche modo la malattia, grazie alla presenza di un protagonista affetto da una disfunzione fisica che causa la crescita di organi superflui. Una condizione che lo condanna a continui dolori, problemi respiratori e difficoltà digestive, ma che in qualche modo l’ammalato riesce a mettere al centro di alcune estreme performance da body art.

Nella sua nuova opera, The Shrouds – Segreti sepolti, che arriva in sala in Italia come primo Paese al mondo grazie a Europictures, la morte torna ad essere protagonista.

La finestra attraverso cui Cronenberg osserva sé stesso e il mondo continua ad affacciare su un mondo ibrido, che mescola presente e futuro, realtà con possibilità. Il regista/sceneggiatore stavolta racconta la lunga elaborazione del lutto di un suo alter ergo interpretato da un Vincent Cassel che per look, ossessioni e atteggiamenti ricorda molto il suo creatore. Karsh, questo è il nome del protagonista, è un imprenditore che per molto tempo si è occupato di video industriali. Rimasto vedovo, l’ossessione per la perdita del rapporto quotidiano con sua moglie, l’uomo inventa una tecnologia in grado di permettere ai vivi di osservare costantemente e in tempo reale i propri cari defunti. Attraverso applicazioni digitali targate GraveTech e lapidi che mescolano un elegante estetica basica con piccoli monitor in sostituzione delle classiche fotografie ingiallite e sporche, i vivi possono assistere alla decomposizione dei corpi di chi hanno amato.

L’ossessione di Karsh, inserendosi perfettamente all’interno della ricerca poetica di Cronenberg, è sofferenza [e desiderio] di tipo fisico, per questo può trovare un piccolo giovamento da qualcosa di così concreto – quanto inopportuno – come i suoi sudari tecnologici. Avvolgenti bozzoli che regalano visioni in altissima definizione e a 360 gradi dei deceduti. L’assenza di sua moglie Becca è, quindi, qualcosa di palpabile e materiale: “il suo corpo per me era il mondo. Era l’unico posto in cui ero vivo. Il significato e lo scopo del mondo.”, afferma l’imprenditore, oltre a dichiararsi assai impaurito dal non aver potuto rimanere con lei nella bara, per vegliare su quanto le sarebbe successo da quel momento in poi.

Da questi bisogni nasce la sepoltura tecnologica e sperimentale che sembra incrociare  anche i bisogni di altre persone; gente che in quelle immagini di morte e decomposizione riesce a trovare rassicurazione e contatto, invece che raccapriccio. Ancora una volta la carne, non quella “nuova” in questo caso, anche se viene rappresentato un “nuovo modo” di guardarla e raccontarla. Qualcosa, però, inizia a germogliare anche da quei corpi a riposo ma sotto osservazione. Qualcosa di nuovo, ancora una volta, anche se non si tratta di carne ma di piccole escrescenze che si moltiplicano sulle ossa di Becca [interpretata da Diane Kruger, così come la gemella di lei] e se inizialmente Karsh pensa alle conseguenze degli anni di cura per il cancro o a radiazioni prodotte dai suoi sudari futuristici, la porta della paranoia si spalanca quando di notte il cimitero viene profanato e la rete di trasmissione delle immagini mortifere criptata.

Questo è il momento in cui la litania funebre fa spazio al complottismo: l’uomo è sballottato tra le sue preoccupazioni da marito e quelle da imprenditore; ossessionato da sogni in cui Becca completamente nuda fa sfoggio della sua sensualità mista alle menomazioni della malattia; confuso da altre presenze femminili, che sembrano volerlo distrarre dalla sua ossessione per la compagna perduta e allo stesso tempo interessante a farlo rinascere come uomo nuovo; reso momentaneamente cieco da chi la tecnologia sembra riuscire a utilizzarla meglio di lui e forse a suo discapito.

Quando il dramma cede la scena al giallo, il lutto al complotto, probabilmente lo spettatore potrà subire uno scossone poco piacevole, ma non per forza sbagliato. Ad accentuare il senso di smarrimento ci pensano le sottotrame che si mescolano alle trovate para-tecnologiche e che dall’hackeraggio del cyber-cimitero portano ad una stoccata critica al massiccio abuso delle applicazioni AI nella gestione della vita quotidiana.

Anche in questo caso discorso interessante, soprattutto se a farlo è un uomo che, come già scritto sopra, ha sempre saputo guardare di qualche metro oltre la realtà. Ma lo sviluppo del binario narrativo percorso dall’intelligenza artificiale, che vuole per forza incrociare sia quello del lutto, sia quello della rinascita del nuovo Karsh, che quello del complotto, risulta spesso forzato o superfluo e inizia a pesare quando trama e immagine si trovano a riposare o stagnare spesso su schemi di device senza sentimento e con finalità di brevissima gittata.

Tra false piste, personaggi ambigui, domande irrisolte [che tali dovranno restare], Cronenberg si accomiata dalla sua “elaborazione” con un finale del tutto sospeso, probabilmente per sottolineare la reale impossibilità di abbandonare quel territorio del lutto che sta suo malgrado perlustrando. Lo sviluppo dello script si fa via via più sfuggente e, partendo da un pensiero da cinque Skeletor, diventa un po’ sfilacciato. Ci piace pensare che il senso di questo percorso voglia assecondare lo smarrimento del protagonista tra ricordo e sogno, alla ricerca dell’illusione del vero nel complotto, piuttosto che in una realtà inaccettabile. La gestione della paranoia, però, è pensata in crescita esponenziale, per arrivare sul finale oltre il livello del credibile.

The Shrouds rimane un film straziante, che cerca nel pratico – e non nel celeste – una possibile via di sopravvivenza al dolore dell’eterno distacco.

Luca Ruocco

THE SHROUDS – SEGRETI SEPOLTI

Regia: David Cronenberg

Con: Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce, Sandrine Holt, Elizabeth Saunders, Jennifer Dale

Uscita in sala in Italia: giovedì 3 aprile 2025

Sceneggiatura: David Cronenberg

Produzione: SBS Productions, Prospero Pictures, Saint Laurent Productions

Distribuzione: Europictures

Anno: 2024

Durata: 118’

InGenere Cinema

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